American History X

18 Dicembre, 2007

Anno: 1999

Durata: 119′

Genere: drammatico

Regia: Tony Kaye

 

Introduzione

La pellicola è dedicata al tema del razzismo negli Stati Uniti, cercando di mostrare come gli estremi di intolleranza vengano raggiunti da tutte le parti in questione, bianchi e neri, e come l’odio, in generale, produca soltato altro odio.

Trama

American History X è la storia di Derek, e di suo fratello Daniel. Il film ha inizio il giorno della scarcerazione di Derek, e del suo ritorno a casa. Derek è stato in prigione per tre anni dopo aver aperto il fuoco su due ragazzi di colore che nottetempo stavano tentando di rubargli la macchina. Derek è un Nazi Skinhead, ha una svastica tatuata sul petto e la camera arredata con cimeli nazisti, si dà da fare in atti di violenza e vandalismo, fa parte di una locale organizzazione di giovani neonazisti che viene finanziata da Cameron Alexander, proprietario di una casa editrice che pubblica libri propagandistici e dischi di gruppi musicali che inneggiano alla supremazia bianca.

Il giorno stesso della scarcerazione, a scuola, il fratello Danny consegna come compito per casa, un saggio sul Mein Kampf, pensando di seguire al meglio l’esempio del fratello in questo modo. Ma in carcere il fratello è cambiato. Non fraternizzando con ragazzi di colore, ma subendo violenze e soprusi da parte degli stessi naziskin. Il suo ex-professore del liceo, Sweenie (un professore di colorre), lo aiuta nel suo recupero, attraverso l’ascolto e la lettura ed espone a Derek la sua preoccupazione per il fratello Danny, di cui è a sua volta professore, che sembra prendere la sua stessa strada.

Così, il professor Sweenie assegna a Danny, il compito di riscrivere la sua tesina intitolandola American History X, e incentrandola sulla figura di suo fratello e su come questa abbia influito sulla sua vita, e Derek, a sua volta, cerca di far si che Danny rompa ogni rapporto con i gruppi skinhead ed il loro leader/finanziatore.

Lì per lì, Danny si rifiuta di accettare il cambiamento, e il gruppo di neonazisti, continua a vedere Derek come un esempio, finché non è Derek di persona ad affrontarli per tentare di chiarire la sua posizione, e tentare di tagliare tutti i ponti. La cosa non va bene, e Derek deve darsi alla fuga. Raggiunto dal fratello, che lo assale per il modo in cui si sta comportando con gli skinhead, dopo averlo calmato, gli racconta la sua storia, la sua esperienza personale in carcere e l’ammissione del suo errore.

Il ragazzo, alla fine sembra convinto dal fratello e i due tornano a casa, dove Danny finisce di scrivere il suo saggio chiudedolo con una citazione di Abraham Lincoln.Ma è troppo tardi. L’odio genera odio, e così come le classi povere bianche, emarginate hanno cercato nell’odio la risposta, così avviene per le classi povere nere. Mentre nella notte alcuni gruppi armati mandano in ospedale alcuni degli skinhead, un ragazzo di colore che Danny aveva preso in giro qualche giorno prima, suo coetaneo, gli spara nei bagni della scuola, uccidendolo.

Giudizio personale: allora vediamo un po’, questo film come ho già scitto parla principalmente di razzismo ma parla anche di diversità culturali e ideologie contorte. L’odio in Derek per i neri nasce pian piano, e forse nasce anche senza un motivo ben preciso. La causa principale è che il padre di Drek venne ucciso mentre svolgeva il suo lavoro da un ragzzo di colore, ma se andiamo a fondo della storia capiamo che il suo odio inizia a mettere le radici quando anni prima Derek parla con la famiglia ma soprattutto con suo padre di un professore di filosofia (Sweenie) ,che lui stesso reputa un grandissimo professore. La discussione continua in maniera normale fino a quando il padre capisce che il professore di cui sta parlando Derek è un professore di colore. Da quel momento il padre si trasforma e inizia a conforndere Derek dicendo che è tutta robaccia nera e che bisogna finirla con questo buonismo e perbenismo e soprattutto con questo vantaggio dovuto ai neri sui bianchi.

Derek ascolta un po’ perplesso ma alla fine si fa convincere dal padre che tutto quello che sta accadendo in America è colpa di quelli di colore.

Un argomento attuale, un problema che ci sarà sempre putroppo quello del razzismo. Razzismo dovuto a ignoranza, ad un odio inutile, senza motivo. Odio e ignoranza problemi che ci saranno sempre e secondo me, putroppo, che esisteranno sempre.

Scena di impatto: di scene ce ne sono tante, in primis quello che mi ha sconvolto sono i tatuaggi di Derek…soprattutto quella svastica enorme tatuata sul petto. Un’altra scena è quando uccide con una ferocia inaudita i due ladri di colore che tentano di rubargli la macchina. Davvero molto d’impatto e molto ben definito l’odio e la voglia in Derek di uccidere, una voglia spaventosamente crudele.

Scena più belle: Drek viene incarcerato in un carcere diviso in due o meglio in tre, da una parte ci sono i bianchi con odio e ideologia razziste, dall’altra parte i neri, e dall’altra ancora gli ispanici. In lui è ancora vivo il suo odio verso qualsiasi altra razza che non sia bianca, ma con il passare del tempo la situazione cambia. Viene messo a lavorare con un ragazzo di colore veramente logorroico che lo cambia in meglio tantè che diventa suo amico. Questo fatto non viene visto bne dagli altri compagni bianchi che per punirlo lo stuprano nelle doccie provocandogli 7 punti di sutura proprio “li”. Capisce finalmente che tutto quello che ha fatto prima di finire in carcere è solo una bruttissima parte della sua vita, una parte che non potrà mai cancellare dal momento che si porterà con lui sempre quegli orribili tatuaggi (molto bella la scena in cui dopo una doccia si copre l’enorme svastica con la mano), ma che gli è servita di insegnamento a farlgi capire che l’odio così insensato e razzista non ha alcun senso e che sopratutto non porta da nessuna parte.

Momento toccante: Daniel viene ucciso e quando la scena sfuma su un bellissimo tramonto viene raccontata con la sua voce un passo della sua tesina: “Noi non siamo nemici, ma amici. Noi non dobbiamo essere nemici. Possiamo essere stati tesi dalle nostre passioni, ma ciò non deve rompere i nostri legami d’affetto. Le corde mistiche della memoria suoneranno se toccate ancora, come sicuramente saranno, dai migliori angeli della nostra natura”

Voto: 7/8

 


Noi ragazzi dello zoo di Berlino

18 Dicembre, 2007

Anno: 1981

Durata: 126′

Genere: drammatico

 

Intro:

 

Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (in tedesco Wir Kinder vom Bahnhof Zoo) è un film drammatico del 1981 diretto dal regista Uli Edel. Si ispira alla vera storia di Christiane Vera Felscherinow, da cui è stato tratto l’omonimo libro basato sulle interviste compiute da due giornalisti durante il suo processo (“consumo e spaccio di sostanze stupefacenti” la motivazione, su cui la condanna verrà sospesa a causa della suscettibilità anagrafica dell’imputata) nel carcere di Neukölln nel 1978.

 

Trama

Christiane vive con la sua famiglia – padre violento e disoccupato, madre impiegata e sorella minore – in un piccolo paese presso Amburgo. Per migliorare la propria condizione economica non florida, la famiglia si trasferirà a Berlino nel quartiere dormitorio di Gropiusstadt, situato nella periferia meridionale della città non distante dal Muro. Il padre di Christiane progettava di aprire un’agenzia matrimoniale ma, nonostante le speranze, la situazione economica della famiglia non migliorerà, ritrovandosi di fatto a vivere in una situazione ancora precaria in quartiere disagiato anche e soprattutto per i più piccoli.

La situazione personale di Christiane è aggravata dalla separazione dei genitori. La ragazza è così facile preda delle droghe. Dopo aver stretto una forte amicizia con la sua compagna di classe Kessie, infatti, Christiane comincerà a frequentare posti sempre più disagiati, caratterizzati dal consumo di sostanze stupefacenti dei loro frequentatori. Durante l’esperienza alla Haus der Mitte, centro della Chiesa luterana di Gropius, Christiane conoscerà l’hashish a soli 12 anni. L’amicizia con Kessie diverrà sempre più stretta, e le due amiche cominceranno a frequentare il Sound – definita la più moderna discoteca d’Europa ma che in realtà era principalmente un centro dello spaccio di sostanze stupefacenti – e a consumare altre sostanze via via più pesanti. Durante una sosta ad una fermata della metropolitana, la madre di Kessie troverà la figlia sotto effetto delle anfetamine in compagnia di Christiane, scoprendo gli inganni che le due ragazze sitematicamente utilizzavano (affermavano di dormire l’una a casa dell’altra) per poter stare fuori per tutta la notte, e le proibirà di frequentarla ancora, ordinandole di interrompere bruscamente la loro amicizia. Christiane continuerà a frequentare il Sound dove avrà rapporti con un folto gruppo di amici, tra cui Detlef, con cui stringerà un legame affettivo.

Continuando il consumo di droghe, arriverà quindi all’eroina, dapprima fumandola in dosi sempre più consistenti per poi arrivare alla via endovenosa. La sua tossicodipendenza le costerà moltissimo in termini familiari e scolastici. Per soddisfare il bisogno di eroina sarà costretta a prostituirsi alla fermata della metropolitana Bahnhof Zoo, da cui il titolo. Presto la sua vita si appiattirà sulla tossicodipendenza. Christiane tenterà diverse volte di disintossicarsi, anche insieme a Detlef, ma tutti i suoi tentativi saranno vani. Le brevi vacanze dalla nonna presso Amburgo gli consentiranno di stare lontano dalla droga per alcuni giorni, ma la situazione ritorna sempre uguale ogni volta che Christiane ritorna a Berlino. Nel frattempo, Detlef otterrà un posto di degenza presso una struttura pubblica specializzata in disintossicazione, lasciandola in maggiori difficoltà. Christiane, dopo essere stata finalmente scoperta dalla madre a fare uso della sostanza, scapperà di casa e andrà a vivere da un cliente di Detlef, Rolf, anch’egli caduto nella droga. La vita di Christiane diventerà così completamente inscritta nella prostituzione e nella tossicodipendenza.

Dopo aver perso la sua amica Babsi, morta per overdose da eroina a poco più di quattordici anni, Christiane tenterà il suicidio iniettandosi una dose di eroina più che doppia della sua normalmente tollerata. Per fortuna, il tentativo non va a buon fine, si risveglia la mattina dopo nello sporco wc e Christiane verrà soccorsa da una coppia di ragazzi. Alcune settimane dopo il suo tentato suicidio, Christiane ritroverà Detlef a casa di Rolf, scappato dalla clinica dove tentava di disintossicarsi. Detlef, nel tentativo di uscire dal giro della prostituzione, comincerà a spacciare. Un giorno, a causa di un malore accusato da Detlef dopo un’iniezione, Christiane, molto allarmata, chiamerà i soccorsi e la polizia; quest’ultima, riconoscendola come scomparsa, la riconsegnerà alla madre che per salvare la figlia dalla droga la farà trasferire presso la sorella Evelyn, vicino Amburgo e si iscriverà alla scuola professionale.

Purtroppo questo è un mix tra libro (mooolto bello) e il fim.Molte parti nel film sono state omesse, e questo ha reso il film un po’ meno brillante del libro.

Nel film è stato sottolineato l’uso delle droghe negli anni 80, in quella generazione che scoprì la droga nell’adolescenza!

 

Giudizio personale: Questo è un film che colpisce, colpisce per la testimonianza nuda e cruda di una generazione allo sbaraglio, una generazione che deve fare i conti con la droga.

Molto bella la sceneggiatura, i posti e i luoghi dove viene girato il film, molto bello anche il lento declino di Cristiane…da bella ragazzina a zombi con la pelle rovivana e bucata.

Se devo essere però un po’ critico il film è molto piu’ un sunto del libro, non va a fondo con le personalità dei personaggi, i doppiatori sono stati molto scarsi come un po’ gli attori.

E’ e rimane un film che fa riflettere e che soprattutto rimane molto attuale.

 

Scena più bella: bhe non è proprio una scena è il veloce decadimento di Cristiane, da ragazza carina e per bene a zombi.

 

Voto: 6/7